accademia di belle arti di urbino
via dei maceri 2, urbino (pu)
tel. +39 0722 320287.
i servizi di segreteria
sono attivi dal lunedì al sabato,
dalle ore 8:30 alle ore 13:30.
Friday, 19 February, 2010

Ganesh Pyne – l’artista onirico -

In queste righe vorrei stimolare il vostro interesse nei confronti di uno dei principali artisti contemporanei dell’India, Ganesh Pyne (fig.1), che, nato a Calcutta l’11 giugno del 1937, ha attraversato i grandi cambiamenti artistici e soprattutto sociali del subcontinente indiano negli ultimi settant’anni.

Formatosi al Governement Art College di Calcutta, Ganesh Pyne inizia la sua carriera artistica come illustratore di libri per bambini e di cartelloni per gli spettacoli di Jatra, una forma di teatro popolare tipica del Bengala.

La produzione artistica di Ganesh è da ritenersi un mosaico fatto d’immagini illusorie, apparizioni che ingannano l’occhio, stuzzicano la mente, che si aprono all’improvviso su aree sconosciute della memoria, una realtà vista con lo sguardo innocente di bambino. Ciò affonda le sue origini nell’infanzia del pittore, che trascorrendo molto tempo in solitudine, si lasciava trasportare dall’immaginazione; egli amava ascoltare la nonna che recitava nel buio, i versi dei poemi medievali del Bengala, i Mangala ed i Charya Pada. Il giovane poteva udirne solo la fievole voce emergere dalle tenebre e ciò dava modo alla sua mente di creare immagini di avventurosi viaggi in terre sconosciute, popolate da uomini, divinità ed animali mitologici. Tale atmosfera illuminante è una costante della produzione artistica di Pyne, il quale ci porta nel mondo dell’aldilà, dell’eternità ed allo stesso tempo c’immerge negli inferi delle aspirazioni, delle intuizioni e dei sogni repressi. Nei suoi dipinti, la luce è un fattore importantissimo, poiché anima ed illumina l’immagine dell’illusorio, cadendo su di una faccia, un tessuto, focalizzandosi sulle porte e finestre di una casa o sulle fauci di una tigre (“Teeth”,fig.2), lasciando il resto avvolto dall’oscurità (qui si percepisce l’influenza della pittura di Rembrandt e di altri grandi maestri occidentali, studiati dall’artista nella sua formazione al Governement Art College). L’importanza dell’illuminazione viene espressa al meglio mediante l’utilizzo della tecnica a guazzo, grazie alla quale Ganesh costruisce la trama della tela, applicando come per l’acquarello tanti strati di colori trasparenti che sembrano risplendere da dentro come le tessere di un mosaico bizantino.  Ciò rende l’immagine mutevole, penetrante nell’io più profondo di colui che ne fruisce, per rimanervi come ricordo permanente ed immacolato.

Nei lavori di Pyne s’incontrano elementi trattati con una certa frequenza come animali scheletrici, una candela, una lampada ad olio, una barca, il fiume, l’oceano. Questi ultimi due, in particolare, vengono utilizzati dal pittore per descrivere la Maya, l’inganno della vista, il velo d’illusione che impedisce all’uomo comune di contemplare la realtà ultima dell’Universo poiché imprigionato nella sua quotidianità materiale. L’acqua ha un forte valore nell’immaginario dell’artista, essendo l’elemento primordiale in cui sono conservati i segreti di vita e morte. L’acqua, infatti, può essere fonte di vita come in “Drinking Beast” del 1974 (fig.3), dove contrasta la brutale violenza umana rappresentata dalla freccia che trafigge l’animale, ma anche legata al viaggio verso la morte, verso l’illuminazione, verso l’ignoto,  dove il mare all’orizzonte si confonde con il cielo, come accade in “The Blue Boat” (fig.4) del 1983, opera dedicata al mistico indiano Shri Chaitanya, vissuto in Orissa nel xv sec.

Alla fine degli anni Sessanta, quando la fama artistica di Pyne inizia a crescere sia in India che all’estero, grazie alla vendita di alcune sue eccellenti opere, egli progressivamente comincia a chiudersi in se stesso, riluttante nel vendere i propri dipinti. Questa chiusura interiore è una reazione al mutamento sociale legato alle forti ondate di violenza che travolgono l’India in quegli anni, dovute al movimento Naxalita, alle ostilità tra i vari partiti politici ed alla guerra per la liberazione del Bengala, iniziata nel 1971. Nel mezzo di tutti questi cambiamenti, Ganesh Pyne intraprende un percorso artistico con cui cerca di distogliere la propria mente dalla cruda realtà che lo circonda, per non sprofondare nel panico. Attraverso la mitologia ed un simbolismo estremamente personali, egli esprimere lo stato di terrore che percepisce, osservando impotente le serie di mutilazioni ed omicidi che travolgono il paese. Il dipinto che meglio esprime, grazie alla sua potenza, il clima violento degli anni Settanta è “The Assassin” (fig.5), del 1979. Nell’opera, un uomo avvolto in un saio, impugna una spada sguainata per metà. In alto a destra, giace distesa una donna ingioiellata e senza testa, mentre all’estremità inferiore della tela si scorgono delle reliquie fossilizzate.

Gli anni ottanta iniziano con un profondo lutto, la morte del fratello maggiore a seguito di una lunga e logorante malattia. Ciò provoca in Pyne una grande crisi introspettiva che ne limita fortemente la produzione artistica. L’opera intitolata “Relics” (fig.6) del 1982, tributo al fratello scomparso, trasmette al fruitore un’atmosfera sospesa, senza tempo, in cui si svolge l’eterna battaglia tra morte e vita eterna, esprimendo al meglio il difficile periodo vissuto dall’artista. Gli elementi presenti nel dipinto raccontano una storia legata al trascorrere del tempo, al sentimento, alla fantasia, alla bellezza, all’estasi ed alle riflessioni sull’idea di morte. Sebbene questi temi siano già presenti nei primi lavori dell’artista di Calcutta, tuttavia ora sono tradotti in un linguaggio di pura forma.

Gli anni Novanta vedono la consacrazione di Pyne tra i grandi dell’arte indiana, e nel 1998  egli riceve il premio alla carriera presso la Vishva Bharati University di Santiniketan.

Lo stile dell’artista è sempre più introspettivo e nelle sue opere si percepisce l’esigenza  di esprimere i disagi della società indiana contemporanea (“The Dancer”, 1993, fig.7, “The Masks”, 1994, fig.8)) che, fortemente ortodossa e legata  ad una complicata struttura castale, deve ora fare i conti con la globalizzazione proveniente dall’occidente.


www.delhiartgallery.com

www.saffronart.com

-nix

SimCityBaghdad: l’ultima agghiacciante novità dell’esercito U.S.A.

“Il giocatore gestisce la città. Ma invece di tornado, incendi e terremoti, a sconvolgerla ci sono gli insorti”. Con queste parole, Bosack, project manager dell’Istituto per le Tecnologie Creative della University of Southern California, riassume in breve la nuova versione del videogioco UrbanSim, disponibile per le truppe americane dallo scorso maggio, che permette agli ufficiali statunitensi di provare le strategie e le tattiche antisommossa senza subirne le conseguenze nel mondo reale. Secondo quanto racconta Bosack, l’idea di un simulatore di città del Medio Oriente, è nata qualche anno fa, quando un ufficiale statunitense si lamentò con Randall Hill, direttore esecutivo dell’istituto per le tecnologie creative, affermando che i suoi uomini non erano stati preparati ad affrontare la situazione dopo la caduta di Baghdad. Ricevendo la gran parte dei suoi fondi dall’esercito, l’Istituto per le Tecnologie Creative ha sviluppato UrbanSim servendosi delle esperienze fatte dagli ufficiali statunitensi sul campo di battaglia iracheno. Il gioco è strutturato in 15 livelli di difficoltà, ognuno dei quali rappresenta diversi giorni da trascorrere nella città virtuale di Al Hamra. Il successo del giocatore è misurato dal sostegno della popolazione alla coalizione ed al governo. L’agghiacciante “partita” inizia con il 25% della popolazione a favore delle forze della coalizione, il 35% neutrale ed il 40% contrario. Essendo i parametri del gioco modificabili a seconda del paese in cui ci si trova, l’Istituto per le Tecnologie Creative pensa di completare la versione per lo scenario di guerra afgano entro pochi mesi.

-nix

www.theatlantic.com

www.urbansim.org


Monday, 15 February, 2010

L’estetica della ripetizione

Martin Arnold è un video maker viennese dalla forte poetica artistica. Il lavoro che lo ha consacrato al successo risale al 1993 e si intitola “Passage à l’acte”. E’ una denuncia alla classica famiglia americana degli anni ‘30. Le sequenze sono tratte dall’omonimo film con Gregory Peck “To kill a Mockingbird” del 1962. Il “modus operandi” del regista si basa sulla ripetizione e mixaggio di frame in virtù di una logica narrativa fuori dai canoni tradizionali. I personaggi sembrano vivere un altro tempo ed i suoni, se separati dalle immagini, simulano componimenti di Musica House/Tecno. Una nuova dimensione temporale viene posta al vaglio ed il prodotto di tale azione sembra catapultarci in un contesto di Video Arte e Video Sperimentali.

Video

- LUUC

Saturday, 13 February, 2010

…contro il riscaldamento globale

Un esempio di campagna pubblicitaria made in England che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica, circa la riduzione dei gas inquinanti nell’atmosfera. Oramai le nostre coscienze sono pervase da una mole di immagini relative alle conseguenze dell’effetto serra. Il pretesto utilizzato nel presente spot, descrive l’ampiezza del fenomeno CO2 dall’esterno verso l’interno (nella fattispecie dalle industrie inquinanti agli scarichi delle auto). Viene simulata la ripresa di un ghiacciaio della Groenlandia in fase di scioglimento ma in realtà ci troviamo davanti al parabrezza di una comunissima automobile. Insomma una forte metafora che invita ad una riflessione sul senso civico e sul rispetto verso l’ambiente.

Video

- LUUC

Thursday, 11 February, 2010

I costi ambientali della carne

Quando si pensa all’inquinamento  le prime cosa che vengono in mente sono certamente le auto, sprechi di ogni genere, industrie. In parte è tutto vero ma pochi sanno che il consumo di carne incide sull’inquinamento per il 18%, un dato allarmante se si considera che tutte le auto aerei del mondo ne producono solo il 13%.

È una verità scomoda per molte aziende che vedono moltiplicare il loro guadagni a scapito della distruzione del pianeta. Personalmente fino a poco tempo fa non ero a conoscenza del fenomeno, ma ho raccolto delle documentazioni sullo sfruttamento intensivo degli animali e sugli effetti che provocano all’ecosistema mondiale.

Presentazione

Video – Meet the Truth

- pete_

Wednesday, 10 February, 2010

Psichedelia

Psichedelico, dall’inglese psychedelic, è un neologismo coniato dalla parola greca anima, ψυχή (psiche), e manifestare, δήλος (delos), utilizzato per  definire le sostanze che “liberano il pensiero dalle sovrastrutture delle convenzioni sociali”.

Questo è il termine esatto per definire il nuovo video dei Themselves, creato in collaborazione con Yu Sato del collettivo norvegese-giapponese SSSR.

Il regista dichiara “Ero davvero stanco di vedere in giro queste robe così carine, piacevoli, talvolta epiche, ma del resto questo è tutto ciò che trovi in giro nel mondo dell’animazione oggi come oggi. Così ho deciso di creare qualcosa di semplice e lineare, ma con il mio modo ironico di vedere le cose. Abbiamo girato del materiale dal vivo che poi ho unito a CG ed ai miei dipinti, ed infine, ho compositato alcuni elementi in After Effects”.

ecco il video :)

- alpha

Just do it

Il designer Maxim Nilov si è divertito alle spalle della Nike proponendo delle sneakers un pò improbabili. Ma in fondo non ha fatto niente che la Nike non alimenta con il suo slogan, basta farlo “Just do it”.

Gallery

pete_

Friday, 5 February, 2010

Michel Gondry, un nuovo videoclip per Mia Doi Todd

Finalmete dopo tanto tempo eccolo di nuovo, non contiene effetti speciali, né motion graphics, né interventi di sorta il videoclip Open Your Heart con cui il geniale regista francese Michel Gondry torna a firmare la regia di un formato breve. Lunghe carrellate, movimenti lenti che seguono la cantante Mia Doi Todd che cammina e canta sorridente la sua canzone. L’unico strumento a disposizione del regista questa volta è un gruppo di persone vestite con magliette bicolore che con i loro movimenti e con semplici coreografie, creano ritmo e visualizzano la melodia.

enjoy it!

luca-s-

Wednesday, 3 February, 2010

Holland corp circle

In Olanda, per quanto riguarda i cerchi nel grano, non hanno bisogno certo di alieni o navicelle spaziali.

Un uomo trentacinquenne  di Dussen, sotto l’effetto di una massiccia dose di cocaina, ha trascinato dietro di se due pattuglie di polizia che lo inseguivano, per poi finire la sua corso dentro un fossato.

via Carscoop :)

- alpha

Ai, Ai Am An Italian Student, Ai Cam From Urbino, Uer Uos Born Raffaello.

Sono arrivato tutto ok, so che eravate in ansia ma e alla fine eccomi qua.
Che dire, qui in Liverpool si sta veramente bene, piove c’è il sole, poi piove di nuovo e poi magicamente ritorna il sole, insomma avete capito.
L’Inghilterra è un posto molto strano e gli inglesi sono persone molto strane che non capirò mai. Passo le mie giornate all’università anche se non ho lezione, c’è di tutto qua: laboratori fotografici, laboratori per le animazioni, uno studio televisivo, telecamere e cavalletti a iosa etc..insomma gli strumenti non gli mancano a questi qua, peccato che gli inglesi a parer mio abbiano una mentalità troppo conservatrice forse, ma questa è un’altra storia.
Il ragazzo nella foto si chiama Tuomo è Finlandese, é la prima persona e credo sarà l’ultima, a cui ho cercato di spiegare cosa fosse CV, e soprattutto perché il nostro corso avesse un nome, non vi sto a raccontare la sudata che ho fatto… e non vi sto neanche a raccontare le figure barbine che ho fatto con il mio inglese, vi dico solo che in casa mi chiamano Borat…

luca_s_


© CAMPIVISIVI.NET 2009