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Monday, 24 December, 2007

Elfyourself

elp.jpg

Beh quale momento e modo migliore per farvi gli auguri
di Buon Natale?!?!
Eccovi una perla per farvi ridere e tentare di “abbassare” il tono
di questo Blog… (sotto le feste è concesso?!)

Elfyourself – checco

Ciao cari a presto

- checco

ps. zane visto mi sono firmato… :-)

Tuesday, 18 December, 2007

Blind

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“Lo yogurt è blu,le mele, in particolare quelle aspre, sono argentate; l’acqua del laghetto è bianca (…)”

Chiudiamo mai gli occhi per un istante, provando a percepire il mondo così comé? come vede il mondo chi è privo della vista?.
Probabilmente in un epoca satura di immagini sentiamo sempre più il bisogno di guardare, di ricevere informazioni visive…
quanto è importante vedere?.
Scrivo questo post poco dopo aver finito di leggere l’ultimo numero di “Colors”; questo mese interamente dedicato al rapporto che hanno le persone cieche con la propria realtà.
E’ Interessante osservare come a queste persone in fondo non importi gran chè di vedere, gli basta percepire, odorare, sentire con tutti gli altri sensi; c’è chi definisce la cecità un’ handicap molto forte, chi ne ritrova il valore nella musica o nella danza e chi invece ci trova quiete e forza per andare avanti…
Noi stessi potremmo provare a chiudere gli occhi, privandoci per qualche istante dei colori così come li conosciamo, delle forme così come le vediamo, lasciandoci invece suggestionare dal “buio” che ci circonda; probabilmente scopriremmo un mondo tanto differente quanto affascinante, insolito, puro, dove il colore e la forma anno un valore intrinseco più profondo
e astratto.

“(…) l’acqua dipende da te, tutte le volte la senti in modo diverso e anche il colore cambia, quando ti senti forte e hai voglia di nuotare l’acqua diventa rossa, quando sei tranquillo è più azzurra. Ma quando sei stanco allora è nera e diventa durissima, ostile quasi(…)” – Cecilia Camellini (nuoto olimpico) -

-Dan

Tuesday, 11 December, 2007

Una riflessione sull’ambiente

Una riflessione sull’ambiente

Ambiente?

Cos’è l’ambiente?

Cosa intendiamo quando parliamo di ambiente?

Oramai quotidianamente ognuno di noi pronuncia, scrive, legge il termine “ambiente” e tutto ciò che ad esso riguarda, con un unico, comune senso e pensiero.Implicitamente ognuno di noi interpreta l’ “ambiente” egoisticamente rapportandolo a se stesso e al solo e vicino spazio che lo circonda, o meglio all’area geografica le cui caratteristiche fisiche, e biologiche possono permettere il semplice svolgimento della vita e dello sviluppo di una ipotetico individuo, di un ipotetica popolazione o gruppo di persone. In questo caso però è errato accostare a questa precisa definizione, il termine ambiente sfruttandolo come sinonimo di habitat.

L’ambiente secondo gli studiosi è la somma di tutti gli habitat di ogni specie vivente, è l’insieme di molti diversi ecosistemi che si scambiano risorse vitali.

Il problema di fondo, ancora una volta (anche solo nell’interpretazione del termine), è l’infinito egoismo dell’uomo che vive e si sviluppa con l’unico e primordiale obiettivo di comando e sopraffazione sulle altre forme viventi, sui propri simili, e sul sistema ambientale. Anche nel caso, si riconduca implicitamente il sistema e problema ambientale solo a noi stessi, il metodo di approccio (all’interno del nostro “micro-ecositema”), verso altre forme di vita, non cambia, è di completa sopraffazione, e il rapporto che dovrebbe instaurarsi uomo-”sistema”, è nullo.

A partire in primis, dall’habitat dovremmo cominciare a prendere atto che la nostra è, e deve essere una continua, rispettosa convivenza, condivisione dello spazio abitativo, con l’insieme di flora e fauna che lo occupano, e una riorganizzazione dello stile di vita sulla base di questa convivenza.

Con una piccola ricerca sono venuto a conoscenza di differenti rapporti simbiotici, di differenti convivenze che si vengono a instaurare all’interno di uno stesso ambiente tra differenti specie:

“quando due organismi traggono reciproco vantaggio dall’associazione e nessuno degli individui delle due specie risulta capace di vivere isolato, la simbiosi viene della mutualistica o mutualismo . Si parla di protocooperazione quando le due specie traggono un vantaggio reciproco pur essendo in grado di vivere separatamente. Quando solo una delle due specie trae vantaggio dalla associazione, ma senza danno diretto per l’altra, si parla di commensalismo. Quando i rapporti fra le due specie si riducono all’occupazione di spazio comune si ha l’inquilinismo cioè il caso di animali che si insediano sopra o all’interno del corpo di un altro animale senza danneggiarlo. Quando, infine, una delle due specie conviventi trae vantaggio dall’associazione a scapito dell’altra, che ne è danneggiata più o meno profondamente, la simbiosi viene detta antagonistica o parassitismo.”

In questi rapporti si ipotizzano simbiosi con altre forme di vita, pari a noi che comunque mantengono , tra ecosistemi differenti, quell’equilibrio e quel rapporto mutualistico, e di protocooperazione che poi permettono di mantenere quel “macro-equilibrio” ambientale, che prodighiamo ma non cerchiamo.

La struttura stessa del sistema ambientale, ci indica la direzione verso cui muoversi (l’ambiente è l’insieme di molti diversi ecosistemi che si scambiano risorse vitali). Anche solo partendo dal piccolo, e mantenendo un equilibrio in noi stessi e nel nostro habitat, “micro-ecosistema”, si proietta una positiva reazione a catena di tutti i passaggi e rapporti successivi.

L’ambiente, è un grande orologio millenario con tanti-vecchi-grandi e piccoli ingranaggi che mantengono tutti un comune rapporto di equilibrio, e che solo quel “vecchio e burbero proprietario” fatto di carne ed ossa, può decidere se salvaguardare o trascurare.

La distruzione o il trascurare, anche solo di una singola specie o di un piccolo ingranaggio, porta ad un danno al relativo habitat o struttura. Peggio ancora sarà la perdita, di un singolo habitat o di una singola struttura, che porterà un danno irreparabile all’ambiente e fermerà per sempre il millenario orologio.

Studiosi dicono:”Per ambiente naturale si intende normalmente l’insieme dei fattori che influenzano gli esseri viventi, spontaneamente regolati dal corso della natura, in contrasto con altri ambienti o milieu “non naturali” in quanto creati dall’uomo, ambiente costruito.”. Le Corbusier nell’ambito del pensiero della Raumgestaltung, trattato nel libro “Tecnica e architettura” di Emanuele Severino dice: “l’habitat, è una “macchina per abitare”, della quale l’uomo si serve e che egli non deve servire, come invece accade negli habitat della tradizione, dove il non servirsi dell’habitat ma il servirlo esprime la situazione in cui una parte del sistema sta al servizio di un’altra minoritaria.”

Questo, purtroppo,è il pensiero implicito dell’uomo moderno nei confronti dell’ambiente, una lotta inconsapevole di supremazia sulla Terra come “macchina per abitare”, oppure la paura di una vera “naturale” tradizione.

P.s.: ah dimenticavo sostituite nelle parole di Le Corbusier, i termini inseriti “habitat” e “del sistema”, con quello originale di “casa” e “dell’umanità”…………..non vorremo attribuire proprio, tutta la colpa di tale cinismo a lui.

- Dedo

Sunday, 9 December, 2007

Hu – mag

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Il primo passo verso la nascita del nostro mag è stato fatto con la creazione del Timone…
Siamo solo all’inizio, ma nel “disegnare” la struttura della nostra prima uscita, ci si rende conto di quanto lavoro
ci sarà per tutti noi. Ci sarà da ridere…

ps. english style a go go!!!

Sunday, 2 December, 2007

Progetti sostenibili

Progetti sostenibili 3

Progetti sostenibili/img 2

Dopo il progetto “La terra vista dal cielo” di Yann Arthus-Bertrand un sopralluogo del nostro pianeta e l’impegno di un grande fotografo per uno sviluppo sostenibile (spettacolari fotografie della Terra vista dall’alto, accompagnate da informazioni di alto contenuto sociale, economico e ambientale).
La seguente descrizione e citazione, è tratta principalmente dalla descrizione interna al progetto stesso.

Sogni, paure, risate, felicità: tante risposte molto personali a domande universali.
Ognuno si esprime liberamente, ma con sincerità ed emozione; questo l’intento del nuovo progetto “6 bilion others” (6 miliardi di altri) egli racconta che l’idea gli è venuta durante le riprese del progetto precedente “La terra vista dal cielo”, nel Mali, un giorno in cui l’elicottero era in panne.Il pilota se n’era andato ed egli era rimasto là tutto il giorno ad aspettarlo in un paesello, dove ha incominciato a discutere con un uomo.La sera, davanti al fuoco, quell’uomo gli ha raccontato tutta la sua vita, le sue voglie, le sue ambizioni. Si riassumevano in poche parole: “nutrire la mia famiglia”. Malgrado la povertà e la siccità…Bertrand pensava di conoscere già tutto ciò. In realtà l’ha realizzato quando quell’uomo gliel’ha raccontato, con le sue parole, guardandolo dritto negli occhi, senza lamentarsi ne chiedere nulla… Quell’incontro l’ha segnato lasciandoli qualcosa nel cuore e dandogli una nuova visione del mondo.

ASCOLTARE tutti hanno qualcosa di interssante da raccontare.Tutti hanno diritto di esprimersi persino quando non lo si sa.

“Viviamo in un’era incredibile.
Tutto va ad una velocità folle. Ho sessant’anni e quando penso al modo in cui vivevano i miei genitori ci credo appena.
Abbiamo oggi a nostra disposizione dei mezzi di comunicazione straordinari: possiamo vedere e sapere tutto, e le informazioni che circolano non sono mai state così numerose. Il che è molto positivo. L’ironia è che allo stesso tempo conosciamo sempre poco i nostri vicini.
Oggi tuttavia, il solo approccio possibile è di andare verso l’altro. Capirlo. Perchè in tutte le battaglie che ci saranno da combattere, che sia contro la povertà o i cambiamenti climatici, NON POTREMO AGIRE DA SOLI. L’epoca in cui ci si poteva permettere di pensare solo a noi stessi è finita.
Ormai abbiamo il dovere di occuparci gli uni degli altri, di aiutarci reciprocamente. E per fare ciò, occorre coabitare, parlarsi, smettere di avere paura. Siamo più di sei miliardi sulla Terra, e non ci sarà più nessuno sviluppo durevole se non riusciamo a vivere insieme.
In Equador, ho visto un uomo estremamente povero che mi ha detto:” sono felice perchè è l’unica cosa che mi resta”.
Quando si sentono dire certe frasi, viene da riflettere su se stessi.
Con un progetto simile, si parte con delle incertezze e si ritorna diversi.”

- Dedo


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