Tuesday, 27 November, 2007

Da pochi giorni negli Stati Uniti, e da poche ore in una delle citta` piu afollate del pieneta (Los Angeles) che non posso fare a meno di notare l`imponente uso di energia e risorse di questa megalopoli…Tra infinite strade urbane con Mac Donald e Pizza Hut, capeggiano decine di distributori di carburante che qui regnano sovrani: mai visto distributori cosi belli ed efficenti: BP,SHELL,TEKSACO,CHEVRON,76 etc, sembrano voler vendere energia pulita e raffinata; energia che si libera nell`aria, finendo per nascondere lo skyline cittadino che inizialmente pensi coperto da nebbia, ma prestando piu attenzione ti accorgi che non e`altro che smog, brucia alla gola e ristagna nell`aria come una cappa opprimente che non appena abbandonata l`area metropolitana svanisce…Nonostante tutto cio` ho notato qualche segno di cambiamento, autubus alimentati con olio vegetale e un distributore ecologico della BP nel centro di Los Angeles (hegreencurve.com). Di risorse qui ce ne sono davvero tante, ma tanto e` anche lo spreco e l`indifferenza che esse generano…
continua…
-Dan
Saturday, 24 November, 2007

Venerdì 23 Marcello Signorile ci ha esposto la sua visione in merito al tema che ci siamo proposti di affrontare in quest’anno accademico; avendo colto alcune similitudini con i pensieri contenuti in Oriente e Occidente di René Guenon, colgo l’occasione per rispolverarne qualche concetto comune.
Cosa è il progresso?
Le idee di “civiltà” e di “progresso” sono generalmente intese come qualcosa di universale e necessario, quando in realtà sono di recentissima invenzione (“La vita delle parole non è punto indipendente dalla vita delle idee”).
Il concetto di “progresso indefinito”, apparso verso la seconda metà del XVIII, contribuì a convincere la specie umana di essere entrata nell’era della “civiltà assoluta”; dunque le idee di “civiltà” e “progresso” appartengono all’epoca che vide nascere il materialismo. Se si ricerca quali siano i rami del “progresso”, come si intende oggi, ci si rende conto che essi si riducono a due: il “progresso materiale” e il “progresso morale” (Jaques Bainville).
Verso la fine del primo capitolo si legge una frase molto importante: “quel che gli Occidentali chiamano progresso, per gli Orientali non è che cambiamento e instabilità; il bisogno di cambiamento è ai loro occhi un segno di manifesta inferiorità: chi è pervenuto a uno stadio di equilibrio non sente più questo bisogno, così come chi sa non cerca più”. Senza farne necessariamente una questione di superiorità credo che il concetto sia più che sensato (soprattutto quando si parla di alcune civiltà come di sottosviluppate o retrogade solo perchè non in linea con le ultimissime innovazioni tecniche).
Per Guenon l’unico tipo di “progresso” attuabile dalle civiltà moderne è la riscoperta della “vera conoscenza dei principi e la ricostruzione delle scienze tradizionali”.
Quando Guenon parla di “principi” si riferisce esclusivamente alla sfera dell’universale; questo è il dominio della conoscenza metafisica, la cui natura è sovraindividuale e sovrarazionale, intuitiva e non più discorsiva, indipendente da ogni relatività (non si riferisce nè alle intuizioni di tipo sentimentale, nè a quelle instintive o puramente sensibili) (con il termine “metafisica” si riferisce alla “conoscenza” per eccellenza, allo stesso modo degli Indù).
Tralasciando il lato esoterico dello scrittore francese, trovo la sua “filosofia” sulle cosiddette “dottrine tradizionali” molto interessante, anche per il semplice fatto che per riuscire a coglierne il pensiero profondo sono stato obbligato a ricostituire il mio vocabolario viziato da anni di passiva vita da Cristiano non praticante per ridare alle parole il loro significato originario. (diciamo che l’intenzione c’è stata… ma per capire appieno “Oriente e Occidente” è probabilmente necessario uno sforzo maggiore di quello speso da me) (almeno per ora).
- manuel
Thursday, 22 November, 2007

Con la presenza di un simulacro urbano moderno epistemico l’uomo si libera dall’angoscia e dal problema della perdita di spazi naturali e primari essenziali per la nostra vita e la salvaguardia del nostro ”habitat”, quali animali.
L’architettura o l’architetto, progettista malato si muove nel progettare l’ambiente urbano creando simulacri tecnici, strutture che emulano l’ambiente naturale (le parole chiave per descrivere l’architettura contemporanea sono “Organico, armonico, ecosostenibile”) ignorando la propria malattia, il bisogno imminente di nuovi, primi, originari spazi (vedi “Beijing olympic stadium” detto “Nido d’uccello” di Herzog e De Meuron, il progetto “Nuove verticali a Milano”, le Ericson “Tower tube”, piuttosto che le “Forme Libre” di Moises Alvarez Yela, o il centro commerciale nell’hinterland napoletano chiamato “Vulcano buono” (ridicolo) con le forme del vesuvio di Renzo Piano).
Progettisti come Shigeru Ban e Kengo Kuma al contrario, sfruttano materiali naturali riciclati come carta e bambù per progettare strutture realizzate,realizzabili, e anche spesso utopicamente gestibili e funzionali, non col fine di uscire dagli schemi o creare strutture sfarzose e spettacolari, ma con l’idea di lanciare un messaggio positivo alla ricerca e alla sperimentazione in questa direzione (vedi le “Roundhouse”).
Purtroppo anche gli esempi ci tornano a sfavore, il movimento che decide di ignorare la propria malattia mettendo una toppa con sopra l’ennesimo gratacielo ecosostenibile è molto maggiore, dei pochi che disfano e ricominciano a ricercare dagli “Inizi, verdi primordi”; per l’ennesima volta lo straripante erede Tecnica si riconferma nuovo, temporaneo Salvatore per gli stolti, e nemico da contenere e combattere per i coraggiosi…….mmmhhh…….noi siamo stolti o coraggiosi????
“Il divenire è il respiro dell’esistenza”; l’aria stà finendo è molta più quella che “espiriamo” di quella che “inspiriamo”
-Dedo-

Domani 23 novembre presenterò quella che è la mia visione del tema.
Come già accaduto in passato parlerò appunto di una visione, di un cammino.
Come sapete, trovo che il tema di quest’anno (strettamente collegato a quello dell’anno scorso) sia forse il tema in assoluto.
A partire dalla definizione di questo, a partire dal porci questa domanda, ognuno di noi, potenzialmente potrà andare a definire tutte le altre.
Alcuni spunti.
-sign
Monday, 19 November, 2007

Ieri ho definitivamente capito che il mio più fidato compagno di viaggio era morto…
Tante avventure e tante esperienze sono arrivate grazie a te, mio caro compagno,
ma purtroppo è arrivato il momento di salutarci.
Mi hanno mandato la “GUIDA ALLA MIGRAZIONE DA FREEHAND A ILLUSTRATOR”
Addio mio caro amico.
scarica guida
Wednesday, 14 November, 2007

Bill Viola proprio non mi piaceva. Poi questo week end in occasione della 52° Biennale di Venezia ho avuto l’opportunità di vedere la sua ultima video installazione presso la Chiesa di San Gallo. Ambientazione suggestiva e insolita, ma assolutamente appropriata per “unirsi” alle sensazioni delle varie figure che si alternavano nei tre grandi schermi posizionati all’interno di questa piccola cappella, emergendo da un’oscurità quasi spettrale, per passare attraverso un muro d’acqua e riappropriarsi dei propri colori. Intensa, forte e struggente. Sguardi inquisitori, odio, pianto. Come se questi “fantasmi” guardassero noi vivi con disprezzo, compassione o invidia.
Bellissima esperienza. Come del resto Venezia, che fa da sfondo a tutto questo e che non avevo mai visto prima: mi ha letteralmente conquistata!
Già all’uscita della stazione il paesaggio fuori dagli schemi, che mi ha preso alla sprovvista ed emozionata. Non ci sono mezzi pubblici convenzionali, non una macchina nemmeno una bicicletta. Ho girato un po’ spaesata per calli e ponti, immersa nella folla in un flusso continuo, ipnoticamente obbligato. Poi come d’improvviso Piazza S. Marco che mi ha tolto il respiro e non sono riuscita a non spalancare la bocca per la sorpresa!
Interessanti anche le varie mostre organizzate per la Biennale (Pensa con i sensi – senti con la mente – l’arte al presente) dislocate un po’ in tutta la città e in particolare presso l’Arsenale e i Giardini di Castello. Molte le opere dedicate a temi contemporanei come guerra, povertà e ambiente, anche se forse nulla di particolarmente originale. Mi è piaciuta molto la piccola mostra dedicata all’Islanda con lavori delicati su una natura a noi forse un po’ lontana e un grafismo con un fortissimo potere comunicativo.
Forse ero l’unica a non essere ancora stata a Venezia, ma credo veramente di aver vissuto questi due giorni un po’ con lo stupore di un bambino che vede il mare per la prima volta.
È bello ogni tanto farsi prendere così dalle cose!
Ps: ringrazio vivamente Irene per avermi fatto da Cicerone e per la calorosa ospitalità!









Saturday, 10 November, 2007

Voglio segnalare un documentario che trovo in stretto legame con il tema che ci è stato proposto di affrontare quest’anno “la Terra – (ambiente, identità, responsabilità), argomento che ultimamente fa molto parlare e che spesso finisce con il presentarci scenari politici, economici e sociali sempre più collegati tra loro. Tempo fa mi è capitato sotto mano il film/documentario: “Surplus- (sve 2003), del regista italo-svedese Erik Gandini, dove le contraddizioni del mondo moderno si materializzano nelle immagini della tv, nei volti dei capi politici, nei simboli del consumismo, negli scontri durante il G8, nel lavoro di operai indiani, nella Cuba di Fidel Castro. Oltre alla forza ed alla cura della documentazione “originale” di immagini e video che presenta, mi ha colpito particolarmente la ricerca tecnica sul montaggio e il commento musicale, dai cui nasce la vera e propria denuncia. Il tutto ci viene presentato come una sorta di videoclip e all’accostamento ragionato in termini sarcastici di voci e immagini (molto utilizzata la reiterazione), sono la maniera più efficace per far emergere il senso e al tempo stesso l’assurdità di una società malata in cui il 20% della popolazione consuma l’80% delle risorse del pianeta.
L’elemento di denuncia è ulteriormente scandito dal commento di John Zerzan, intellettuale anarchico americano, intervistato appositamente per il film. La sua posizione radicale ha portato a considerarlo l’ideologo dei black block; lui, pur non dichiarandosi tale, sostiene che «distruggere banche e vetrine non è violenza, è più violento stare a guardare Mtv ingurgitando cibo svaccati sul divano».
Un documentario che a mio parere vale la pena vedere, nonostante non presenti una vera e propria conclusione, rappresenta uno dei tanti imput sull’argomento sui quali siamo portati a ragionare.
Per chi fosse interessato allego la filmografia di Erik Gandini: “Raja Sarajevo” (1994), “Not Without Prijedor” (1995), “Amerasians-the 100.000 children of americans soldiers left in Vietnam” (1998), “Sacrificio-Who betrayed Che Guevara?” (2001), “Surplus” (2003); “Gitmo – la legge di guantanamo” (2005).
-Dan
Sunday, 4 November, 2007

Il prossimo martedì inizierà l’anno accademico 2007-2008.
Rivedere oggi questa foto, scattata nei primi giorni del nostro trasloco, mi fa pensare che in questi pochi anni di cose ne son cambiate parecchie.
Ci siamo dati un nome (è stato come nascere), sono arrivati spazi e attrezzature, è nato Guarda Lontano, abbiamo “fatto amicizia” con l’Isia, abbiamo organizzato workshop, ci siamo inventati progetti paralleli extra-accademici, abbiamo parteciapto a mostre e vinto premi. Insomma raramente siamo stati fermi.
I volti degli studenti son cambiati e alcuni, i più fedeli, a modo loro non andranno mai via. A quelli nuovi non rimane che dire di prepararsi, quest’anno si preannunciano ancora altri progetti nuovi, impegnativi e ormai indispensabili.
Ora che possiamo qualsiasi cosa, che cosa faremo?
Bruce Mau
- sign
Friday, 2 November, 2007

Segnalo due interessanti video realizzati come omaggio a due grandi maestri, Paul Rand e Josef Müller-Brockmann.
Imaginary Forces ha realizzato il video su Paul Rand, mentre Fibre ha prodotto quello su Josef Müller-Brockmann.