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Monday, 15 October, 2007

“Mentori!!!”

Tanaka

Una risposta a una domanda che mi ponevo da tempo.

Che cos’è e come oltrepassare quello stato di forte insicurezza che ti limita nell’uso, nell’esposizione dei tuoi potenziali “mezzi”.
Tutto viene fornito in un breve racconto, di una situazione vissuta dall’ormai inflazionato John Maeda, nel libro già precedentemente segnalato da Manuel “Le leggi della semplicità” (includo il breve testo in modo che anche chi non possiede il libro possa riflettere su ciò che dice, a parer mio estremamente importante).

In un paragrafo finale egli racconta:

Tempo fà mi capitava spesso d’incontrare un collega più anziano alla piscina del MIT.
Mi disse di essere un professore di linguistica in pensione.
Oggi dopo molto tempo l’ho incontrato di nuovo nello spogliatoio e abbiamo avuto una breve conversazione a proposito dell’”insicurezza”, un tema su cui stavo riflettendo.
“Il problema con l’insicurezza è che se sei troppo insicuro non cresci perchè sei paralizzato dalla paura di fallire” gli ho detto all’improvviso.
“Dall’altra parte, se non sei insicuro, non cresci comunque, perchè ti sei talmente montato la testa che non riesci a riconoscere i tuoi fallimenti.”
“Devi riuscire a trovare un equilibrio” ha risposto il professore.
“Se stai nel mezzo, però devi muoverti verso gli estremi e oscillare un poco per sapere se sei nel centro” ho affermato con sicurezza.
“A volte puoi perderti nel centro” ha risposto lui.
Entrambi ci siamo zittiti e ho finito di preparare la mia borsa.
Poi, mentre mi stavo allacciando le scarpe, sono sbottato.
“Mentori”.
“Hai bisogno di mentori che ti diano coraggio” ha detto il professore con voce ferma.
“Ma tutti i tuoi mentori vengono meno a mano a mano che invecchi” ho replicato con un pò di tristezza.
Il professore ha fatto una pausa e poi ha risposto: “Sì perchè non ne hai più bisogno”.
“Grazie della lezione” gli ho detto stringendogli la mano.
Il professore sorrideva mentre si infilava le calze e le scarpe, poi ha lasciato lo spogliatoio pensando “L’esercizio è veramente, una buona cosa per il cuore”.

In questo racconto si trova tutto il rispetto nutrito per il “maestro” nella cultura orientale, la continua ricerca nell’affinimento della propria arte o meglio del proprio progetto di vita.
In questo racconto si ritrova coraggio, sicurezza e quella calda pacca sulla spalla di un mentore/maestro che ti dà uno stimolo per affrontare “il progetto”, con conseguenti scelte, decisioni, responsabilità.
Molte e differenti sono le situazioni affrontate nella vita del corso e del blog, e che a mio parere, ci riconducono ad uno stato d’insicurezza ed a un forte bisogno di “esercizio” e di una guida, di un mentore a cui fare riferimento (vedi sensazioni e emozioni suscitate da Guarda Lontano 3 e workshop), questa penso sia una risposta significativa anche a ciò che ci veniva chiesto nel post “La scuola che vorrei…” (oltre a pensieri forse più materiali che sono stati esposti).

E’ vero che stiamo crescendo e ci stiamo “affinando”, ma abbiamo sempre più bisogno di uno e ancora più Mentori.

-Dedo-

Tuesday, 9 October, 2007

Il segno di Aosta…

img.jpg

Località singolare quest’anno scelta per l’assemblea Aiap che ha visto come protagonista la città di Aosta. Tanti gli appuntamenti all’ordine del giorno, tra conferenze, workshop e pause pranzo accompagnate da tipici piatti valdostani vi è stata la possibilità non solo di discutere sul tema del design di pubblica utilità, ma bensì di lavorare su un progetto comune che ha visto come punto di riferimento l’identità visiva di Aosta. Due workshop al riguardo, che hanno trovato come punto di riferimento due professionisti del design urbano internazionale, Mike Rawlinson (City ID) e Michel de Boer (studio Dumbar); difficile discutere sulle differenze che separano questi due approcci: forza dell’immagine e profondo rigore grafico da un lato, semplicità e riflessione concettuale dall’altro. Entrambe però ci mostrano come il percorso di ricerca che ci ha spinto a camminare tra i vicoli cittadini, parlare con persone, mangiare strudel, fotografare tombini dalle forme strane e osservare una cresta innevata talvolta risulti essere il metodo più efficace per cogliere l’essenza del paesaggio urbano, che fin troppo spesso siamo abituati a osservare con superficialità.

Un’ esperienza unica dunque che come le tante alle quali assistiamo lascia un segno e contribuisce ad arricchire il proprio percorso di ricerca personale e professionale.

In fine una riflessione personale, tanto per smuovere le acque: mi accorgo che a volte la grafica che arriva a livelli così alti, come nel caso di studio Dumbar ad esempio, spesso sembra portare a degli eccessi, diventando uno strumento di comunicazione che finisce con “l’imporsi” nella società, spesso senza rendersene conto; è una grafica bella, forse troppo bella, della quale rimango profondamente affascinato ma che a volte finisce però anche con lo spaventarmi, mi spaventa la forza con la quale si impone nel nostro contesto sociale…

-Dan


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