Friday, 27 April, 2007

Cambio di baia.
Si è spostato un pò più a sud, dalla presepiale Positano alla più spaziosa Salerno.
CARTOONS ON THE BAY, giunto alla sua undicesima edizione è festival internazionale sull’animazione televisiva promosso dall’emittente pubblica italiana.
Quattro intense giornate di proiezioni, incontri con produttori, autori, artisti, registi ed esperti dell’animazione. Occasione di aggiornamento, di confronto e di scambio.
Punto d’interesse sono soprattutto le tavole rotonde con esperti internazionali.
Quest’anno è protagonista la Germania, alcuni tra i massimi esponenti tedeschi presentano le loro attività e discutono le loro prospettive e le strategie.
Interventi e domande dal pubblico (tanti giornalisti, qualche produttore italiano e due studentesse) non mancano.
Assistervi chiarifica la visuale sul mercato dell’animazione, sul funzionamento di produzioni, co-produzioni e sulle varie relazioni tra le case europee e le fortezze americane o asiatiche.
Dunque, riflettori puntati sulla produzione industriale, sulle emittenti televisive satellitari e le loro sgargianti serie tv per ragazzi.
Ma, non manca l’animazione d’autore che nonostante la netta minoranza, è entrata a far parte dei 162 programmi selezionati grazie all’abolizione, per i corti, dell’obbligo di una partecipazione produttiva o di un accordo di prevendita con un emittente televisiva.
Tra questi rari e brevi lavori, “TRAGIC STORY WITH HAPPY ENDING” di Regina Pessoa (in foto), storia di un cuore che batte troppo forte per essere il cuore di una bambina, colpisce ed emoziona.
Si anima “RAT-MAN” e “UFFA! CHE PAZIENZA” (da una favola del grande Andrea Pazienza), tornano i noti animatori Fusako Yusaky con “PEO GALLERY II” e Bill Plympton con “GUIDE DOG”.
Infine il tradizionale premio alla carriera Pulcinella Award a Zlatko Bourek, animatore oltre che pittore, illustratore e scenografo teatrale zagabrese; e alla famiglia Pagot, per più di sessant’ anni protagonista del cinema di animazione italiano e sua ambasciatrice nel mondo.
- do

Daniele Lisi è l’ospite del nuovo TATAMI.
Leggi l’intervista
Thursday, 12 April, 2007

Sul numero 22 di Art Lab, nell’articolo “design blog” a firma di Alberto Cantone, insieme a Typoteque, Typeradio, Design radar, SDZ, Social Design Notes e altri, veniamo citati come unico esempio di blog nato all’interno di una scuola.
Non rimane che dire…. al lavoro!
- sign
Wednesday, 4 April, 2007

Le riflessioni, i pensieri, le parole si sprecano per tutto quello che abbiamo passato e si è provato in questi brevi 2 giorni insieme; personalmente ho trovato nel nostro gruppo (grafica) un particolare clima che si era instaurato e che a me personalmente piacerebbe riprovare al più presto. Il lavoro svolto e propostoci da Stefano (Metalli Lindberg) è stata una sfida sotto tutti i punti di vista, un ritorno alle origini nel tramutare il sentire in un gesto, in una serie di forme e colori che formassero e curassero il nostro alberello, e ad una rappresentazione del percepire e del sentire noi stessi attraverso ciò che ci rappresenta e in cui noi ci riconosciamo.
Tutto questo avviene scrutando e scavando dentro al nostro buco, e tirando fuori con cautela tutto quello di cui abbiamo bisogno e magari non sapevamo neanche di trovarci dentro, ma è essenziale che il buco ci sia e che sia pronto per essere aperto, dobbiamo solo aspettare il momento giusto che ci dia lo stimolo e l’emozione per guardarci dentro o per far sì che ciò che abbiamo dentro esca e ci parli; per quanto mi riguarda il mio buco per ora è solo una sagoma che aspetta qualcosa o qualcuno per essere aperto, questo però significherebbe mostrarsi a se stessi e agli altri, e non sempre si è pronti a questo…..forse per la paura di non piacersi o forse per il fatto di non essere ciò che si vorrebbe essere, non bisogna scherzare col buco, ce ne possono essere tanti di buchi in noi nell’arco della nostra vita che ci traggono in inganno e che ci fanno vedere ciò che vorremmo vedere o sentire e non ciò che vediamo/sentiamo/siamo veramente.
La mia è una ricerca, in me stesso e in ciò che mi circonda; non di ciò che sono, ma di come tirare fuori ciò che sono, per smettere di cercare di brancolare nel buio, aspetto di bucare dall’interno verso l’esterno e poter vedere “bianco”.
Ringrazio Stefano e tutti i ragazzi dell’Isia per il tentativo: il buco non è stato aperto, ma sicuramente tracciato e scalfito.
- dedo
Monday, 2 April, 2007

Sembrava durasse da settimane, ma purtroppo è finita anche più velocemente di quanto ci potessimo immaginare. Sono malinconico, in pochi casi mi capita di sentirmi così. Tutto dipende forse dalle nostre aspettative, dal fatto che si è parlato tanto e tanto si è lavorato per organizzare il tutto, ma alla fine ci si rende conto di quanto cambiare “aria” o meglio atteggiamento possa aiutare. Sono il primo ad avere grosse limitazioni quando si parla di uscire dagli “schemi”, ma sono anche uno di quelli che poi si lascia trasportare via. Beh questo è successo! Sono partito pieno di certezze e ora invece mi ritrovo assolutamente spiazzato e felice nell’esserlo. Non so dirvi se sia solo il frutto di questa esperienza, ma in questo tempo appena trascorso ho davvero provato tutta una serie di emozioni, che non posso definire nuove, ma forse “ritrovate”. In tutta sincerità ho davvero la convinzione che quello che abbiamo avuto modo di provare in queste giornate, specialmente durante i workshop, sia quanto di meglio ci si possa aspettare dall’esperienza scolastica. Non siamo abituati ad avere affianco persone così diverse; è inevitabile che nel gruppo di lavoro/studio si crei una linea comune, una base su cui ci si senta tranquilli e su cui possa procedere senza troppi scossoni; ma proprio spostando i punti di contatto si incontrano nuovi stimoli, che ti permettono di progredire e confrontarti. Abbiamo approcci differenti e per quanto vicini nel tipo di operato ci divide tutta una serie di elementi che difficilmente si possono cogliere in così poco tempo. La sensibilità di alcune persone, il loro modo di essere totalmente al di fuori di logiche, che per me sono ovvie mi ha scosso; logiche che per altro sono forse tutto quello da cui in parte mi dovrei staccare più spesso. Se questo è lo scarto che bisogna provare per migliorare, allora ben venga la sveglia alle 5.15, ben venga la fila indiana, ben venga l’amicizia con l’isia, ben venga il mio alberello. Ho passato due giorni a guardarmi attorno e sono arrivato alla conclusione che nessuno di noi credeva ci potesse essere una così profonda voglia di interagire. Sono incredulo, non avrei mai pensato di trovare una così bella atmosfera e non credevo che da questa potessero scaturire così tante domande.
- checco