accademia di belle arti di urbino
via dei maceri 2, urbino (pu)
tel. +39 0722 320287.
i servizi di segreteria
sono attivi dal lunedì al sabato,
dalle ore 8:30 alle ore 13:30.
Friday, 30 March, 2007

Laboratori / 2

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Secondo giorno.
Si parte subito di getto, tutti riprendono il lavoro dove lo avevano lasciato il giorno precedente.
Le tazze si riempiono di nuovo di thè, qualcuno non riesce proprio a berlo senza zucchero.
Oggi è l’ultimo giorno disponibile per terminare i progetti: domani mattina ci sarà, come previsto la presentazione. Si stampa, si taglia, si incolla. Altri provano le animazioni, il video e l’audio.
Le aule sono un formicolare di persone che migrano da un tavolo ad un altro, un sottofondo di brusii aleggia tra le volte del soffitto. Tutto comunque procede con ordine. Aspettiamo tutti di vedere le esposizioni di domani.

- zane

Laboratori / 1

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La colazione è terminata.
Il silenzio è un po’ svanito, gli studenti si dividono in gruppi.
Otolab si rifugia negli scantinati dell’edificio, per minarne le fondamenta a suon di musica elettronica. In un ambiente leggermente oscurato si lavora a progetti audio visivi, tra proiezioni e suoni generati da sintetizzatori, oscillatori e perfino un “game boy”.
Stefano Dal Tin (Metalli Lindberg), ha preparato un esercizio per i grafici, che gli fa riprendere contatto con la gestualità del tracciare un segno con un pennello sulla carta, per poi eventualmente lavorare a computer in un secondo momento.
Marco Signorini, presenta alcuni esempi di fotografia, mostrando delle pubblicazioni e comincia a dare le prime disposizioni per procedere con il lavoro, e dare un taglio preciso ai propri elaborati.
Alberta Pellacani divide ulteriormente in piccoli gruppi i ragazzi, facendogli lavorare a diversi progetti. Deciso il tema, gli studenti escono con la telecamera in mano, e cominciano le riprese.
Il tempo a disposizione non è molto ma la voglia di lavorare è tanta, tra pennelli, cassette mini-dv, computers e macchine fotografiche, si cercherà di realizzare dei progetti completi, entro venerdì, per poi presentare il tutto sabato mattina.
Buon lavoro.

- zane

Colazione a bocche chiuse

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Isia. Aula magna.
Si entra in silenzio, si mantiene il silenzio.
Le sedie disegnano il perimetro della stanza, lo sguardo è attratto dal lungo tavolo imbandito di cesti vuoti, tazze vuote.
Il pensiero riempie automaticamente i cesti di pane, le tazze di te e latte caldo.
Ma non è così semplice, non così veloce. Prima, ancora tanto silenzio. Poi Marcello e Beppe entrano ed escono dalla sala, il tavolo comincia a riempirsi piano. La pacatezza di cui era intrisa la primissima mattinata continua, tutto è estremamente lento, i movimenti misurati, quasi una cerimonia.
Il tempo speso attendendo fa a apprezzare il lavoro e il posto.
Dopo la colazione biologica, l’annunciazione dei gruppi per i 4 diversi workshop.

- do

Thursday, 29 March, 2007

Vedere e Sentire

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Ore 5.15 del mattino, fortezza Albornoz di Urbino. È buio pesto, siamo numerosi, non ci avrei creduto la sera prima. Il lucchetto del cancello non si apre, è ostruito da un chewing-gum rinsecchito…scherzi del “destino”.
Siamo costretti a cambiare posto, andiamo tutti assieme su una collina sopra al piazzale del mercatale. La vista è molto caratteristica, forse un po’ patinata: palazzo Ducale, il duomo, le mura…tutte cose che abbiamo visto centinaia di volte, probabilmente non alle 6 del mattino, ma oggi sebrano già diverse. Ci mettiamo in piedi difronte alla città ed aspettiamo che albeggi, in silenzio. La nebbia si alza, si sente solo qualche canto degli uccelli ed gli echi dei rumori della città che si sveglia, e con essa ci svegliamo anche noi. Guardo il cielo: oggi sembra una cupola, affrescata da nuvole scure. Saranno le nuvole, ma l’alba tarda ad arrivare. Beppe Chia e Marcello Signorile ci guidano in una piccola camminata meditativa in fila indiana. Il freddo è pungente, per essere una giornata di primavera. Torniamo al nostro appostamento. L’alba sembra arrivare, ma non la vediamo, non la possiamo vedere, la possiamo percepire. Per vederla dobbiamo chiudere gli occhi. Io lo faccio e cerco di non pensare, ma non ce la faccio, penso troppo. L’alba la percepisco, la Sento. Ormai la luce è arrivata, riesco a riconoscere anche i miei compagni, fino a poco prima avvolti dal buio. Andiamo all’Isia, dove manteniamo lo spazio ce ci siamo creati restando sempre in silenzio. Così rimaniamo, per più di un ora. È pronta anche la colazione, rifocilliamo anche il nostro corpo: possiamo cominciare.

- zane

Sorprese

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Ultime conferenze, primo giorno di lavoro.
Verso le 16 a palazzo Albani, arrivano gli ospiti dei workshop. Si cambia registro, lo si vede subito, partendo con la sigla, una sdrammatizzazione delle precedenti, dove i relatori sono rappresentati da un teatrino di burattini fatti con dei calzini. Dopo il fervore di Mari e la pacatezza di Bertossa, la complessità di Vespa e la semplicità di Branchi (non si intendano queste definizioni come valori negativi o positivi, piuttosto come differenti modi di approccio alla progettazione), ecco altri punti di vista variegati, maggiormente orientati verso una ricerca progettuale di tipo pratico. Otolab (multimedia), Marco Signorini (foto), Alberta Pellacani (video) e Metalli Lindberg (grafica) sono i professionisti chiamati a dare il loro contributo riguardo al Sentire.
Otolab, collettivo composto da tre persone, presenta il proprio lavoro, consistente in una forte ricerca audio visiva, che scaturisce con delle live performances di forte impatto comunicativo. Signorini presenta alcuni dei suoi scatti fotografici, carichi di personalità e di impatto visivo, rafforzati da una forte progettualità. La poesia di Alberta Pellacani trapela subito dai suoi video ma non solo, anche dalle sue installazioni e fotografie, dimostrando che la creatività e la sensibilità non è vincolabile dai mezzi tecnici. Per concludere Metalli Lindberg, rappresentati da Stefano Dal Tin. Portavoce di un senso etico della progettazione, lo studio cerca un dialogo con il committente del lavoro, al fine di realizzare un progetto portatore di un messaggio concreto e positivo.
Terminate le esposizioni, è arrivato il momento del tanto atteso e temuto “evento sorpresa”.
Ai ragazzi ed agli ospiti sono state consegnate delle buste, nelle quali era descritto l’evento a sorpresa, introdotto da dei testi tra cui: “La vista non vede affatto se stessa. Ora, ciò che non vede se stesso, come vedrà ciò che è diverso da sè” / Nagarjuna. L’evento vero e proprio è fissato per il giorno seguente alla fortezza Albornoz, ore 5.15 am.

- zane

Progetto e passione

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Enzo Mari incomincia la sua conferenza cancellando la scritta del Sentire alla lavagna, perché non condivide questo nostro tema.
Ci spiega la sua visione epica della scuola, dicendo che non è possibile una qualità di essa, senza validi studenti.
Una ragazza prende la parola chiedendogli: perché ha fatto progetti?
Mari risponde, perché amo Gauguin, Piero della Francesca, Degas ed incomincia a parlare della sua vita.
Lavora da 50 anni e realizza 2.000 progetti. Ci parla della sua infanzia, spiegando che intorno all’età di 20 anni, dato che era riuscito a guadagnare un po’ di più, voleva iscriversi all’università, ma non poteva a causa della mancanza del titolo liceale. Si è iscritto all’Accademia di Belle Arti di Brera situata a pochi chilometri dalla sua abitazione, dove non serviva nessun titolo di studio.
Per Mari un titolo di studio è la garanzia, per la società, che una persona sa lavorare bene.
Lui dice: “stiamo rendendo il mondo uno schifo”.
Abbiamo realizzato tantissime protesi, ma quella più importante che l’uomo ha inventato è stata la parola.
Con questo concetto, Mari incomincia a effettuare alcuni confronti con il “gioco” avvenuto con il precedente relatore Bertossa, andando contro i suoi metodi e le sue idee.
La creatività nasce da ciò che serve e da ciò che non serve e il mezzo del computer è la cosa più sbagliata.
Mari continua a parlare senza fermarsi un secondo, cammina da destra a sinistra all’interno della stanza ripetendo e affermando ogni volta le sue idee e le sue opinioni in maniera dura e diretta.
Si passa al problema della comunicazione, affermando che bisogna sentire solo ciò che è essenziale perché oggi la quantità uccide tutto e ciò che arriva a primo impatto, sono i simboli.

- si

Tuesday, 27 March, 2007

Nulla è evidente

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Secondo ed ultimo giorno di conferenze.
Marcello Signorile al pubblico, più numeroso rispetto a ieri, sintetizza il primo incontro. Intenso.
Parte la sigla introduttiva. Franco Bertossa, senza troppi giri di parole con la finalità di far confrontare pensiero e pratica chiama dei volontari, sono in 6, ragazzi dell’Isia, dell’Accademia e Enzo Mari; seduti in semicerchio riflettono su un oggetto nero posto al centro del tavolo. È imperfetto, instabile, è un cilindro cavo. La difficoltà dei ragazzi di fronte a quell’oggetto destabilizzante è evidente.
Ogni intervento di Enzo Mari accresce il disagio, aumentano i silenzi. Pone domande ai ragazzi e al relatore, indifferentemente.
Bertossa continua a spronare, il sofferto punto di arrivo della riflessione è l’esistenza. Quell’oggetto esiste.
La cosa più banale e scontata, sulla quale pochi si soffermano.
La constatazione è affiorata si passa ad un livello altro, più alto.
La domanda questa volta è: “cosa ci permette di accorgerci dell’esistere?”
Sono ancora tante le parole, si fatica ad arrivare a quella giusta. Il nulla, la non esistenza. “Noi esistiamo invece che non esistere”.
Per finire tre immagini: “Sei cachi” (Mu Chi) e poi “Natura Morta” (Morandi).

- do

Esposizioni

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Ancora una breve attesa nel chiostro dell’ISIA, la tensione cade sulle cartoline progettate dagli studenti per dare spazio alle idee dei fruitori; circonferenze, linee e punti diventano pulcini, visi, matite.
Finalmente si entra, attraversiamo il buco percorriamo la mostra interagiamo con le opere.
Ripercorriamo la mostra ora forse con più consapevolezza.
Per finire il buffet, poi di nuovo in processione verso Palazzo Albani, è il momento della tavola rotonda.
Dubbi, domande, interrogativi, riflessioni ampliano i temi precedentemente trattati. Le idee vengono chiarite o forse ingarbugliate ancora di più.
Riusciamo a darci risposte o forse nascono nuovi interrogativi.
La visione di un documentario di John Cage, sulla sua musica, chiude questa prima giornata di conferenze.

- do

La gara delle Talee (Walter Branchi)

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Siamo di nuovo tutti in sala, si chiudono le porte.
E’ il momento di Walter Branchi.
Ci racconta del luogo della sua infanzia, una villetta percorsa su due lati da vivai e della gara tra lui e sua sorella su chi facesse nascere più talee.
Da qui la sua passione per le rose, per i giardini di rose.
E la riflessione su l’ordine in quei giardini, sull’ordine nella musica.
Legge a voce alta “a Francesca”, breve brano che descrive il Sentire complesso.
Le rose, l’ambiente, il paesaggio, insieme di suoni, rumori, colori, profumi. La complessità.
Poi torna al suono non solo come percezione, sensazione ma anche entità fisica precisa.
Sfiora il rumore e approfondisce il silenzio. Ci parla dell’importanza del silenzio, dei quaccheri e dell’ascolto della voce interiore.
Silenzio come punto d’arrivo della musica, di Wagner e di John Cage.
Cerca tra la miriade di fogli che invadono il tavolo, finché lo trova, “in Cammino”, legge di migrazioni e di stormi di uccelli dove materia e forma sono la medesima cosa come avviene nelle sue composizioni.
La sua musica, dice e per ascoltare non da ascoltare.
Un silenzio ancora più profondo cala nella sala per ascoltare una parte di “Intero” sistema al quale lavora ormai da 30 anni.
Dopo le consuete domande, in processione verso l’ISIA per l’inaugurazione della mostra “Gettarsi Oltre”

- do

Lo smarrimento del Sentire (Mauro Vespa)

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La breve sigla introduttiva: un ragazzo scava in un muro di carta, buca il muro, buca se stesso, ci/si guarda dentro, nel buco trova se stesso.
Il discorso di Mauro Vespa tocca filosofi da Agostino a Heidegger passando per Kant; analizza il problema del Sentire nel pensiero contemporaneo.
Ci parla dello smarrimento del Sentire in una società, quella metropolitana, basata sul denaro, sulla monetarizzazione del tempo, sulla personalizzazione dei rapporti inter personali.
Il Sentire della metropoli è un sentire freddo, l’uomo metropolitano è sovraesposto alla continua stimolazione cinestetica della tecnologia.
Tutti sono trasmettitori, non hanno più tempo di guardare agli altri.
Tutti sono possibili riceventi, ma è una ricezione superficiale.
Perdiamo la capacità di contemplare l’oggetto artistico, oggetto unico.
Le tecniche moderne possono riprodurre infinite volte l’opera d’arte. L’arte scompare per eccesso non per mancanza.
Al suo discorso che approfondisce, anche il rapporto arte-tecnica e l’estetica nell’arte, seguono le domande dei presenti.
Dieci minuti di pausa.

- do

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