
[avvertenza]
Le conferenze sono finite.
Abbiamo smontato lo stendardo, tolto i cavi nell’aula magna e in questi giorni toglieremo anche le grafiche allestite sulle scale.
Le primissime impressioni sono state di “liberazione fisica”.
Si, perché innanzi tutto sono stati giorni molto intensi e faticosi.
[...]
Mauro Bubbico è arrivato un giorno prima. Fortunatamente.
Abbiamo trascorso insieme più tempo del previsto e ci è sembrato, subito, poco.
Abbiamo riempito le ore di racconti, di progetti.
Mauro è un artista sensibile a tutti i fatti della vita e li riporta tutti nel suo fare: le sue tasche sono sempre piene. Ho in mente le sue grafiche, le sue serigrafie di cerchi, di segni semplici, ancestrali. Ho in mente la purezza di un professionista.
Guido Scarabottolo è un poeta e del poeta usa i ritmi e i toni.
In una realtà che predilige alzare la voce, Guido usa i sottovoce.
Nel vederlo per i saliscendi di Urbino ho intravisto il passo del camminatore, lento ma deciso.
Pier luigi Cervellati ha, come suo solito, provocato e scosso le menti degli studenti.
È riuscito a creare un dibattito che ancora ora non accenna a spegnersi.
La sua presenza, elegante, precisa, reazionaria (uso una sua definizione), ha lasciato un segno, e lui, dopo aver creato voragini, ha, delicatamente abbandonato la sala.
Gli 01 hanno portato il loro carico di irriverenza.
Hanno riempito il loro pulmino di doni reali e virtuali, veri o falsi, sani ed infetti e li hanno distribuiti, lanciati, diffusi.
I Secessionisti viennesi dicevano: “Ad ogni tempo la sua arte. Ad ogni arte la sua libertà”.
Eccoli.
Vittorio Bergamaschi ha sorpreso.
Ha sorpreso il suo fare sempre a cavallo tra lavoro su commissione – inserito nelle logiche del mercato e della pubblicità – e quello più prettamente artistico fatto di progetti di residenza. L’uno rimanda sempre all’altro in un rapporto simbiotico di confronto e stimolo continuo.
Se per Cervellati sono le persone che tengono vive le città, per Vittorio sono i segni che ci lasciamo dietro e quindi sono le assenze delle persone che definiscono i luoghi e che hanno la forza di raccontarci.
Sandra Lischi ci ha regalato esempi di grande creatività.
Ha confermato l’idea che lo sguardo dell’artista riesce ad andare più in profondità, riesce a guardare più lontano.
Alla Lischi va dato merito di essere tra i pochi a continuare a parlare, con grande sapienza, delle pratiche della videoarte.
E infine grazie all’Accademia che continua a darci la possibilità di sperimentare ed inventare occasioni di confronto (e divertimento).
Grazie soprattutto a chi ha ripreso, montato, equalizzato, fotografato, scritto, incollato, attaccato, diffuso e più semplicemente partecipato.
Ora la fatica è stata riassorbita, rimane la felicità di aver ascoltato storie molto stimolanti e la sensazione di aver conosciuto persone speciali.
Rimane la serenità e la consapevolezza che fare le cose al meglio è un nostro dovere e che guardare lontano è il nostro compito.
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