Non solo attraverso gli occhi_1

IL GRIGIO GIGANTE OLTRE IL LUCERNARIO

Poco dopo il sorgere del sole i campi all’orizzonte si tingono di un verde brillante e le nuvole, che li sovrastano, proiettano la loro ombra per far percepire con più forza la loro presenza.
Il sole non si vede ma si intuisce grazie alla luce che comincia a illuminare i tetti delle case. Non è ancora abbastanza alto da scaldare il paesaggio.
Da alcune finestre socchiuse si intravedono ancora le luci accese. I comignoli sono fermi, immobili e non danno segno di vita mentre le bianche  antenne paraboliche sono tutte rivolte nella stessa direzione come ad aspettare qualcosa.
Spostando lo sguardo sulle colline a destra, si nota la presenza di un gigante che da questa prospettiva non sembra più alto di un pollice.
Il grigio palo della corrente infatti cerca di nascondersi tra i verdi alberi nonostante la sua imponente stazza. La luce infatti, a quest’ora della mattina, tinge le colline del suo stesso colore aiutandolo nel suo silenzioso sforzo di mimetizzarsi e non influenzare il paesaggio naturale.

IL GIGANTE GRIGIO

Una terra fantasma si stende all’orizzonte, il suo colore non può esser definito. Impalpabilità, questa è la sensazione che emana, come se volesse fuggire.
Sulla sinistra una seconda terra solo più scura, è una massa buia che pone la sua presenza con fermezza.
Solo al centro luce e ombra raggiungono un equilibrio che sospende il bianco nel cielo.
Luci anomale in vicinanza, piccole e indiscrete si mostrano riempiendo di calore le orbite vuote che spesso son buie
Immobile sta il gigante che tenta di toccare il cielo, lui che sembra svanire resta fermo e persiste.

Elisa Toccaceli

 

TUTTO INTORNO AL COLLE

Tutto, dalla mia angolazione, si è sempre esteso al di qua e al di là del colle, metro di misura dinamico per distanze e mete variabili, progetto esso stesso di una vita in divenire. Generalmente considerato terra di confine per l’estremo nord della mia città è inequivocabilmente un labirintico micromondo. Variazioni indefinite di verde e molteplici tonalità di marrone, assecondati dal ciclico ruotare delle stagioni, descrivono il lungo percorso della strada panoramica, lasciando spazio alle più improbabili interpretazioni. Le infinite strade possibili suggeriscono mille facce della stessa medaglia, non solo all’attento osservatore. Dalla sua vetta l’occhio descrive le colline quadrate da un lato, dall’altro il cielo si specchia sul mare.

TUTTO INTORNO IL COLLE

Tutto, in uno sguardo distratto non può essere descritto, ad ascoltarlo sembra pioggia a ciel sereno, ma non lo è. Il vento tra le foglie compone la sua sinfonia, riproponendo su se stessa l’esperienza di un istante. Tra gli alberi si fanno strada i raggi di un sole d’aprile che si scopre timido, ma adatto, ad accompagnarmi tra il profumo dell’erba, forse appena tagliata, forse bagnata, forse entrambe. L’indecisione asseconda la scelta della meta, lo sguardo si confonde nel verde facendomi perdere ogni riferimento. Uno schiaffo di vento interrompe l’armonia ammiccante, nel distratto scrutare il nulla mi ritrovo ricercatore di una nuova condizione. La stradina è stretta e ripida, ma una volta lassù è tutto diverso, come nuovo, come se non fossi mai stato li.

Fabio Bertozzi

 

VIA GIOVANILE

Una piccola strada chiusa. La mia casa. Un traliccio della corrente in fondo la via, dietro la ferrovia.
I vari appartamenti che si affacciano sulla strada, d’estate popolati da famiglie, d’inverno, vuoti e freddi.
Sullo sfondo le piccole colline della mia città.
I giardini dei vicini pieni di piante, ospitano uccellini che accompagnano i miei risvegli giornalieri.
La macchina di mio padre, la macchina di mia cugina, un via vai continuo, una lotta  perenne per il parcheggio.
Questa è Via Giovenale.

I RUMORI DELLE STAGIONI IN VIA GIOVANILE

E’ estate, la strada si popola di urla fanciullesche. E’ tornato il periodo dei giochi, dei litigi e delle ginocchia sbucciate.
Le poche piante cominciano a creare piccoli spazi d’ombra, perfetti per ripararsi dal caldo.
La sera, la luce del singolo lampione illumina la via. Questa volta solo a riunirsi le voci degli adulti. La sera è il momento perfetto per cercare scampo dal caldo della giornata, scambiando quattro chiacchiere e aspettando l’ultimo soffio d’aria fresca della serata.
I rumori delle macchine che vengono e vanno, alla ricerca di un parcheggio, fanno sorgere gare tra gli abitanti di casa, cercando di capire chi sta tornando.
Poi all’improvviso arriva l’inverno. Le piante muoiono, rimangono solo rami secchi, ogni singolo della via svanisce.
Non c’è più nessuno, siamo rimasti solo noi, io e la mia famiglia. Le lotte per i parcheggi non ci sono più, adesso ci sono solo linee blu non occupate e due macchine parcheggiate.

Stella Segatori

 

Era quasi un’anno fa, maggio 2012, ma faceva ancora freddo. In una spiaggia, qualcuno ha costruito un castello e una fortezza con un pezzo di legno e qualcos’altro che non conosco, ma lo puoi trovare in tutta la spiaggia. il sole non era forte, forse era mattina o pomeriggio, pero’ c’era anche l’ombra del castello. Mi ricordo che la sabbia era morbida e calda.

 

Era quasi un’anno fa, maggio 2012, tempo brutto, faceva ancora freddo. Una mattina, mi sono svegliato, ho visto c’era un po’ di sole fuori la finestra. Dopo 3 secondi, ho deciso di fare un viaggio al mare da solo. Sono nato in una città lontano dal mare, piove sempre. quando ero bambino, un viaggio al mare per me era un sogno. Ho preso un zaino, ho comprato il biglietto, sono partito con il treno. purtroppo, quando sono arrivato a Livorno, il sole è scomparso, c’erano tante nuvole, però ho potuto sentire ancora quel profumo di mare, di spiaggia. Mi ricordo che quando avevo 10 anni, ho fatto un viaggio con i miei, avevo sentito proprio lo stesso profumo. Era umido, blu e fresco. Sono in Italia da 2 mesi, la mia nuova vita è già partita, ma qualche volta, quando mi sveglio la mattina, non so dove sono, che cosa devo fare. Forse perché il tempo è brutto. Ho tolto le scarpe, ho messo i piedi nella sabbia era morbida e calda, mi sentivo caldo e sicuro. In spiaggia c’erano alcuni bambini stavano giocando. Mentre camminavo, ho notato un castello di sabbia, circondando con una fortezza costruita con un pezzo di legno e qualcos’altro che non conosco, ma lo puoi trovare in tutta la spiaggia. Forse anche io ha fatto un castello di sabbia con i miei in quel viaggio. Purtroppo non mi ricordo più, era 15 anni fa, mi ricordo solo la gioia e la felicità, quando siamo bambini, è facile essere felici. Mi sono seduto sulla sabbia, i bambini se ne sono andati. Ero totalmente da solo in questa spiaggia, c’era un po’ di vento, faceva più freddo, ma la sabbia era ancora morbida e calda.

Qin Qi

 

STRAPIOMBO

Le scogliere si gettano a picco nell’acqua salata, pareti verticali di roccia che affondano nel mare. Le colline intorno sono verdi, case bianche sparse qua e là creano punti di luce nel verde della vegetazione, la roccia chiara si oppone a tutto il resto creando la vertigine del precipizio. L’orizzonte corre alle spalle della costa, come se dovessimo sorvolarlo, come un sentiero che conduce lontano tra le morbide montagne dietro la scogliera.
Il mare non è mai stato così blu, profondi chilometri d’acqua di un colore vivo che bagnano una sottile striscia chiara di sabbia, in questo blu sembra pian piano scomparire.

GETTARSI

Alte montagne si accavallano come onde di terra alle tue spalle, le vedi correre insieme ai tuoi occhi mentre cerchi di arrivare infondo, senti l’erba, l’odore pieno di terriccio e radici tutt’intorno.
La corsa termina con una brusca consapevolezza, sei arrivato alla fine della terra, il percorso si interrompe all’improvviso. La vertigine pura si apre sotto i piedi, proprio lì in cima al precipizio senti il mare arrampicarsi dal basso, l’aria densa di sale sembra inghiottirti lentamente.
Non hai mai visto così tanto blu intorno, ti riempie gli occhi e i polmoni e non puoi trattenerti, devi buttarti, vuoi inspiegabilmente lanciarti giù a picco come quelle ruvide rocce, vederle sfrecciare intorno a te durante il grande salto; vuoi sprofondare in quelle acque solo per poi risalire, mentre guardi il mondo al contrario.

Dark Brother
Anish Kapoor

Claudia Medusa