la E-WASTE / permanent error

Gli ultimi decenni hanno generato una nuova tematica relativa allo smaltimento dei rifiuti: la e-waste, cioè i rifiuti tecnologici. L’occidente ha risolto la questione inviando buona parte di essi nei Paesi del terzo mondo come merce di seconda mano – in teoria per colmare il divario digitale – facendo finta di non sapere che, nella maggior parte dei casi, questi finiscono accatastati in montagna di spazzatura inservibile. Nella baraccopoli di Agbogbloshie, alla periferia di Accra, nel Ghana, c’è una delle discariche Hi-tech più grandi del mondo: computer monitor e schede madri vengono qui bruciati per ricavarne rame, ottone, alluminio e zinco da rivendere producendo residui tossici che contaminano l’aria, l’acqua, la terra e le persone.

Agbogbloshie è oggetto dell’ultimo lavoro del fotografo sudafricano Pieter Hugo, “permanent error”, esposto al MAXXI di Roma. L’artista porta avanti la sua personale ricerca su questa realtà africana, attraverso un particolare lavoro di reportage fotografico, nella quale non possono non risaltare le tematiche di identità esaltate dai forti e vulnerabili ritratti. Qui le figure si aggirano lente tra falò e cumuli di vestigia informatiche, mentre vacche e buoi pascolano placidi tra i miasmi tossici del terreno. Uno scenario apocalittico che lanciano il titolo, se ce ne fosse bisogno, un ulteriore monito: permanent error è un’espressione del gergo informatico che sta a significare “un errore che si verifica quando un settore della memoria di massa viene erroneamente modificato con la sovrascrittura di altri dati e può essere corretto solo con la formattazione completa del disco e la riscrittura del settore stesso”.

PECCATO CHE IL PIANETA TERRA NON SIA RI-FORMATTABILE.

 

Alice Pace, Asmara Malinconico