L’AI nel cinema

“…Consigliere: Quasi nessuno viene qui sotto, a meno che, ovviamente, non ci sia un problema. La gente ragiona così: a nessuno interessa come funziona una cosa finché funziona.
A me questo posto piace. E mi piace ricordare che questa città riesce a sopravvivere grazie a queste macchine. Queste macchine ci tengono tutti in vita, mentre altre macchine vengono a distruggerci.
È singolare, non trovi?
Il potere di dare la vita… e il potere di toglierla.
Neo: Noi abbiamo lo stesso potere…
Consigliere: Sì, lo abbiamo, ma… Qua sotto a volte ripenso a tutti quelli ancora collegati a Matrix, quando guardo queste macchine, io… non posso considerare che in un certo senso noi siamo collegati a loro.
Neo: Ma noi le controlliamo queste macchine, non avviene il contrario.
Consigliere: Beh, certo che no, come potrebbero? L’idea stessa è una pura assurdità, ma ti spinge tuttavia a chiederti… che cos’è il controllo?
Neo: È la facoltà di spegnere quelle macchine.
Consigliere: Giusto. È così, hai fatto centro. Quello è avere il controllo. Se volessimo potremmo farle in mille pezzi. Prima però converrebbe valutare cosa accadrebbe alle nostre luci, al calore, alla nostra aria.
Neo: Noi dipendiamo dalle macchine e loro da noi. È questo il concetto consigliere? …” (Matrix Reloaded)

Uno tra i dialoghi forse più significativi della saga di Matrix, è anche un ottimo punto di partenza per una riflessione sul connubio cinema-AI. Non c’è da meravigliarsi che negli anni lo sviluppo di tecnologie d’intelligenza artificiale abbia stimolato all’inverosimile il mondo della cinematografia. Il tutto è avvenuto per la dose abbondante di mistero misto a pseudo-realismo presente negli studi stessi delle nuove AI. Robot che sfuggono al controllo, sistemi operativi che arrivano ad avere vita propria, indipendenti e coscienti di sé o anche semplicemente vere e proprie fughe dalla realtà in mondi virtuali dominati da intelligenze artificiali. I titoli sono tanti ed ognuno contiene la sua buona dose di citazioni di studiosi e scienziati: Io, Robot (nel quale vengono proposte le leggi del romanziere Asimov); A.I. – Intelligenza artificiale (l’evoluzione di un mecha verso l’accettazione del suo Io all’interno del mondo); Matrix (scenario apocalittico in cui si verificano i più grandi timori degli esseri umani per quanto riguarda il dominio della Terra); passando poi a titoli meno drastici, ma pur sempre interessanti come L’Uomo Bicentenario (ricerca di umanizzazione da parte di un automa che vuole sentirsi qualcosa di più che un semplice pezzo di metallo). Ognuno di questi film mostra chiaramente un tratto distintivo delle intelligenze artificiali: esse sono separate da noi, sono un mondo a parte, distinto e con le proprie caratteristiche, ma, al tempo stesso, sono radicate in noi, legate alla nostra cultura e alla nostra vita. Noi dipendiamo dall’intelligenza artificiale, ed essa dipende da noi. È questo il panorama che rende interessante la stesura di copioni e sceneggiature riguardanti il mondo dell’AI, perché in esso lo spettatore riscopre cos’è il controllo, cos’è la dipendenza di un’entità da un’altra e viceversa, cosa può essere la sottomissione. Non solo, dopotutto il cinema di oggi spesso è estremamente veritiero su ciò che accade e, basta guardarsi intorno per capire che forse, questa fantascienza che ci pare tale, non è altro che un’estremizzazione di ciò che in realtà è già in atto. Forse non avremo tubi e altri cavi collegati al corpo, ma possiamo definirci più liberi e indipendenti di “…tutti quelli ancora collegati a Matrix”?

 

16-03-12

Giorgia Benvenuti.

 

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